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MY THOUGHTS about CAOS Musique
CAOS Musique is music of today with influences from the past
and… from the future. It moves along the watershed of present
with no ambition in being classified either as jazz or contemporary
music... It is contemporary, in the full sense of the word and it is
jazz in the sense of what Louis said: “what we play is life”.
The sounds of both trumpet and cello are deep and, at the same time,
strong and fragile, as humanity (not always the humans) is. The rhythm
is often pushing and irregular as life is... nowadays. Electronic manipulation
is everywhere. This apparent CAOS can generate music if we find a way
to be real in it. This is the idea of CAOS Musique: to create music
into the present time with all its contradictions, inconsistencies,
hysteric behaviors and still remaining real. Perhaps it is simply "real
music". (Angelo Olivieri)
CD NOTES
A hint of nu-jazz and a couple of dancing jazz (The Hero’s waltz,
you would say it rather west coast, and Strawberry Mambo with far echoes
from Lester Bowie), just a bit of throttled sound, avant-garde grateful
to the “bruitisme” - at the beginning of Chernobyl’s
Lullaby (let’s hazard: the collection masterpiece) and the wonderful
Jimi’s wings referring to Miles – well, it comes out, nothing
to do about it. Olivieri is very likely a cool musician of our time.
A soloist, of course, his trumpet is always leading, but – reminds
of Shorty Rogers - especially interested in the construction of the
piece. After William Parker and Hamid Drake in Echoes (2007), this time
again Olivieri has a great renown guest, the cellist Vincent Courtois,
musician of great skill and versatility who underlines and increases
the value of his continuous proceeding for episodes of research on the
musical construction. Which is the main prerogative of this work, where
Olivieri shows one by one, without hiding to act in a perpetual condition
of work in progress, ,,ashes of inspiration which surprise, enliven
and motivate him. Lot of nice (new?) restlessness in Olivieri’s
music. A lovely odd unquiet cool musician. Probably.
Excerpt from original notes by Mario Gamba
translation by Cristiana Vignatelli Bruni
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MUSICA
JAZZ - Gianolio (Aprile 2009)
L'archetto
e il pizzicato del violoncello, gli interveti rumoristici (mai invadenti)
dell'elettronica e la batteria insistente e scura contribuiscono a creare
un crudo e conturbante sottofondo (dove ogni timbro si staglia con eccezionale
chiarezza) per la tromba, lirica e dal suono accorato, rendendo un quadro
generale di alta bellezza. L'ottone guida le melodie tormentate, detta
i cambi delle situazioni, attira l'attenzione con assoli di variegata
fantasia in un'operazione che può ricordare certi piccoli gruppi
di Dave Douglas, ripensato da Olivieri anche nello stile strumentale attraverso
quelli di Rava e Lester Bowie.
Ci sono pochi brani vivaci (non solo nel senso di velocità), alcuni
con diverse parti composte (l'unica cover è Dans l'eau
de la claire fontaine di George Brassens, difficilmente riconoscibile)
e altri (con l'indicazione extemporary composition) dove la piena
libertà sembra prevalere, conseguendo una sorta di appassionato,
intenso, compatto e primordiale rituale di lamentazione dai sottintesi
desolati e oscuri: uno splendido esempio di immaginazione e sensibilità
contemporanee.
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JAZZIT
- Sergio Pasquandrea (n. 51 Marzo/Aprile 2009)
Può sembrare un controsenso, ma alla base di "Caos Musique"
ci sono due elementi: l'improvvisazione libera (cinque brani su diciotto
sono definiti extemporary composition) e la melodia. Che
solo in apparenza sono contraddittori, perché in assenza di riferimenti
ritmici e armonici fissi proprio la melodia diventa il riferimento naturale
per l'improvvisazione. Melodia che a volte è affidata alla tromba
di Olivieri, dal timbro trattenuto e un po' nasale, con gli altri strumenti
a costriurvi intorno un pulviscolo di disturbi sonori; altre volte è
ripresa dal violoncello di Courtois (l'eterea rilettura brassensiana di
Dans l'eau de la claire fontaine); altre volte ancora è
sporcata dall'elettronica interattiva di Pulli, ma rimane comunque l'ancora
attorno alla quale la musica si struttura. E "struttura" è
un altro termine chiave, perché la musica non è affatto
"caotica" come sembrerebbe suggerire il titolo, anzi le dinamiche
sono perlopiù contenute e la distribuzione degli spazi parca e
attentamente calibrata.
Un disco che equilibra con grande efficacia free storico e umori urbani
contemporanei, dimensione acustica e manipolazioni elettroniche. |
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BLOW
UP - Piercarlo Poggio (Marzo 2009)
Il trombettista e flicornista Angelo Olivieri appronta un quartetto insieme
al cello di Vincent Courtois, le elettroniche di Antonio Pulli e la batteria
di Marco Ariano. Tutt'altro che caotica, la musica si muove con metodo
e chiarezza lungo linee diversificate: la great black music anni Settana,
le rarefazioni e i silenzi dell'oggi, l'omaggio a Brassens e quello a
Rava (come si evince dal capovolgimento di un titolo, The stars and
the pilgrims). Olivieri riesce a leggere molto bene gli spazi, a
offrire un suono di gruppo senza rinunciare a un po' di ego (7/8) |
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IL
MANIFESTO - Mario Gamba (Casa del Jazz- Concerto 12 Marzo 2010)
Il piacere di fare caos. La musica di Angelo Olivieri
Una buona notizia dalla Casa del Jazz. Un concerto di amabili ricercatori.
Non si pensi al clima avant-garde ma proprio al piacere di agire musicalmente
collocandosi sempre in territori (avanzati) di work in progress. Angelo
Olivieri è il virtuoso-leader-pensatore della situazione. Che ha
un titolo appropriato: Caos Musique, come il cd su etichetta Terre sommerse
uscito un anno fa. Trombettista e compositore, Olivieri si avvale della
collaborazione di una star internazionale, il violoncellista francese
Vincent Courtois, di uno strepitoso percussionista, non si sa perché
sconosciuto finora nel circuito jazzistico, Marco Ariano, e di un manipolatore
elettronico, Antonio Pulli, in realtà presente più come
coordinatore dei suoni, un discreto e intelligente fonico sul palco.
Rispetto al cd la musica è davvero più «caotica»
nel senso di più aperta sul versante del free. Ma Olivieri mantiene
la sua vena polimorfa perché rivela nel corso dell'applauditissimo
set (anche la musica non di routine può essere un affare, vero
cari promoter del jazz?) gli amori musicali che l'hanno formato e che
coesistono nel suo lessico, da Booker Little a Lester Bowie, da Tomasz
Stanko a Bill Dixon. Il brano Strange Attractor occhieggia al nu-jazz
ma il tema non stonerebbe nel repertorio di motivi «funky giocosi
e sardonici» di un Roscoe Mitchell. Courtois lavora sul pizzicato,
e lo farà quasi sempre nel corso del concerto: molta arguzia, molto
gusto, fraseggio ritmico un po' da contrabbassista che vuol farsi notare
fino a un certo punto. Olivieri mostra qui già tutto il suo fascino
di improvvisatore che si gioca la vita tra razionalismo e lirismo, memoria
cool e proiezioni «informali». Molto costruttivista, sempre.
Note brevi (non puntate, però), frasi che seguono una logica melodica
consequenziale (in questo Olivieri è in the tradition), ma sono
sempre spezzate. Diciamo che Olivieri è qui (e un po' in tutti
i brani) tendente all'atonale+blues.
In Azul il romantico-espressionista Courtois viene fuori. Qui è
proprio lui, come lo sarà più avanti in Jimi's wings, dove
arpeggi e glissando in free lo metteranno in primo piano, mentre per il
resto si vede che ha scelto di fare il partner di lusso. Azul è
un tema lirico, una ballad, ma la Vienna del primo '900 non è molto
lontana. È proprio in brani «quieti» come questo (e
come My Colors e Dans l'eau de la claire fontaine di Brassens) che il
linguaggio complesso, raffinato, inquietante di Marco Ariano risalta di
più. Questo percussionista ha un suono di base secco e sordo, anti-effettistico
per eccellenza, ottenuto usando soprattutto tom e rullante, spesso con
spazzole anomale, corpose. Però non disdegna certe uscite rumoristiche,
durante le quali utilizza una scatola sonora costruita da lui. Incanta
con la varietà intricata e piacevole dei suoi accenti. Sa scandire
e sospendere il tempo con sapienza diabolica.
Chiusura del concerto con un omaggio di Olivieri a Lester Bowie, Strawberry
Mambo. Tra funky, brass e melodia «italiana». |
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