I lettori delle liriche di Patricia Panebianco (Catania,
10/08/1964), racchiuse in questo volume, non saranno semplicemente catturati
dalla ricchezza dei temi e delle evocazioni, ma diverranno preda delle
emozioni scaturite da una poesia che diventa riflesso, a volte amaramente
ludico ma eternamente sincero, di ciò che ognuno di noi potrebbe
essere. La vera Poesia, infatti, è quella in cui ognuno di noi
diventa segmento e anima di una rappresentazione collettiva della vita;
in cui, in altri termini, il lettore diventa l'attore dell'Autore. Ma
non è solo questo. La poesia di Patricia Panebianco è a
sua volta preda; si consegna al lettore nella sua integrità latu
sensu; porge la gola all'asettico taglio di ciò che il lettore
vorrebbe prendere e portare via con sé. Essa dunque diventa accordo
tacito, fra poeta e lettore, dove il primo consegna se stesso in nuce,
nelle parti più segrete e più remote che svelano dove s'inabissa
il reciproco “sapersi”: quel riconoscersi di uomini e di donne.
Il percorso è intimo e profondo. Ne risuona ogni fibra. È
il toccare con la vista, il sentire senza occhi, lo scavare toraci per
trovarci finalmente un cuore. È lo stare nel bozzolo sapendo che
l'atto più puro sarà contaminarsi con la vita, folli di
quell'amore goduto a volte soltanto “a rate”. È la
memoria di luce in assenza di luna. È il tempo scorsoio, così
inesorabile da assomigliare al nulla. Ed è, soprattutto, la consapevolezza
di esser vivi; perché, bizzarramente, c'è vita anche nel
“frammentarsi in pianto” o nel sorprendersi a un tratto morti.
Lasceremo al lettore di sorprendersi. E di perdersi. Perché il
poeta non è un sarto che acconcia ali per gli improbabili voli
dei suoi simili. Ma è la vita stessa, ridotta alla sua essenza:
a cui magari mancherà sempre una sillaba, per spiegarsi o per librarsi.
Ed è questo che rende appieno il poeta, nel suo essere, umano.
(Matteo Luigi Napoletano) |